Professionisti o fuffa? Un test infallibile per capire chi hai di fronte

coaching fuffa

Fuffa coach” questa espressione mi rimbalza nella mente da un po’ di tempo, la leggo spesso nei blog, nelle riviste di settore e in diversi canali online, come Facebook o altri social. Il mio obiettivo è capire esattamente a quale tipo di consulente si riferisca e soprattutto come è possibile riconoscerlo tra i tanti professionisti che affollano questo settore.

Molti si propongono come veri e propri guru, sulla carta sono capaci di far risorgere dalle ceneri anche l’azienda più disastrata. Ma tutti i nodi vengono al pettine: oltre a non aiutare l’imprenditore e l’azienda, spesso causano un ulteriore arretramento. Riconoscerli non è facile, lo so. Tu ti sei mai affidato ad un consulente che non ha rispettato le tue aspettative? Voglio aiutarti a riconoscere chi davvero merita la tua fiducia da chi invece si potrebbe rivelare un fuffa coach.

La prima impressione non conta

Ebbene sì, i fuffa coach a mio parere sono abilissimi nel fare un’ottima prima impressione: spesso sono portatori sani di entusiasmo ed energia positiva. Dopo una breve chiacchierata, dove usano le parole giuste al posto giusto, viene subito voglia di mettersi in gioco, fare, osare.

Poi si arriva in azienda, ci si confronta con il bilancio, i clienti, le procedure e le complessità che ogni giorno anche tu affronti ed ecco che le parole perdono contatto con la realtà, si decontestualizzano e diventano aria fritta. In poche parole, questi consulenti dicono di avere la patente, ma non hanno mai guidato una macchina (o un’azienda nel nostro caso).

Penso che l’esperienza sul campo, il contatto diretto con la vita di un’azienda e le difficoltà che ogni giorno vive e supera sia un requisito fondamentale per diventare un coach efficace. Non bastano i corsi, gli attestati, le qualifiche, occorre lavorare sul campo.  Se hai già visto chi sono, sai bene che approdo alla professione di coach dopo una lunga esperienza da imprenditrice e consulente in diversi settori, da quello del retail all’interior design. 

E qui arriviamo al secondo punto: l’età. No, non ti sto chiedendo di chiedere gli anni al tuo potenziale coach, ma allo stesso tempo penso che questa variabile sia fondamentale e sia strettamente collegata a due aspetti: esperienza e consapevolezza. Se penso a me stessa, certamente a venti o trent’anni non avrei mai potuto offrire la mia consulenza di coaching ad un imprenditore, perchè ero nel bel mezzo della mia formazione personale e professionale. Questo discorso vale soprattutto per il settore del retail, dove la conoscenza di particolari soluzioni, problematiche e procedure si acquisisce con gli anni.

Soluzioni prêt-à-porter: no, grazie

Se pensi che affidarti ad un coach sia la soluzione migliore per avere risposte pronte ad ogni tuo problema, fermati un attimo. Non esiste una unica soluzione che calzi per tutti, ogni imprenditore o meglio ogni uomo è un soggetto attivo, libero e pensante. Non hai bisogno di risposte ma di domande, occorre acquisire metodo che può essere declinato in diverse soluzioni, ognuno la sua. Perciò diffida da chi ti offre “pacchetti di soluzioni complete dalla A alla Z”, oppure i “segreti che nessuno ti ha mai svelato” per vendere di più ed essere felice.

Nessuna ricetta segreta o formula magica, fare coaching è tutta un’altra storia: è ascoltare il proprio interlocutore e attraverso gli spunti e le domande giuste (date da un’esperienza reale sul campo) farlo arrivare da solo alla soluzione giusta. Tutto il resto è aria fritta.

E tu, sei alla ricerca di un coach che possa aiutarti ad affrontare efficacemente le sfide personali e professionali? Io sono pronta ad ascoltarti e conoscere la tua realtà aziendale. Scopri cosa posso fare per te!

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Viviana Rilla

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