Alla ricerca dell’identità.

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Viviana Rilla

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Viaggio attraverso le immagini per scoprire chi sono e di cosa mi occupo professionalmente.

Si parla tantissimo di identità. Viviamo un momento in cui, se non hai una tua identità digitale, hai la percezione di non esistere. Sicuramente è anche così; per questo è importante iniziare dalla conoscenza di noi, per poter comunicare chi siamo e di cosa ci occupiamo con il nostro lavoro.

Raccontare attraverso la nostra storia qualcosa di autentico, che ci rappresenti e manifesti ciò che esprimiamo anche attraverso il nostro lavoro.

Siamo tutti stufi di vedere modelli di successo finti e spersonalizzati che appaiono nella realtà totalmente diversi e distanti da quello che propongono all’interno di vetrine virtuali molto allettanti. Le delusioni sono all’ordine del giorno e facciamo sempre di più fatica ad avere fiducia nell’altro.

Sono convinta che questa tendenza stia portando ad essere diffidenti ed anche sensibili alla falsità ed alla finzione e stia generando altresì molta confusione e difficoltà a capire di chi possiamo fidarci.

La fiducia è un’emozione che si genera quando è presente autenticità.

Mi occupo di coaching e comunicazione, utilizzo un metodo davvero potente, capace di fare chiarezza nei nostri pensieri e di tirar fuori la conoscenza necessaria per definire la nostra identità nel presente.

Cosa accade quando questo “sapere”, questa visione lucida e consapevole di sé viene a mancare?

Diventiamo facili prede di consulenti, agenzie di comunicazione e manipolatori specializzati ad offrire soluzioni facili e preconfezionate che di tutto possono parlare o sapere, tranne di chi sei tu, la tua azienda ed il perché tu abbia scelto il tuo lavoro.

Il lavoro inizia da te se sei un libero professionista o, se sei un imprenditore si estende anche ai tuoi collaboratori, alle figure chiave, alle persone che possono partecipare a costruire, attraverso una visione ed una conoscenza comune, questa nuova narrazione.

Cosa c’è da fare?

Primo passo: rompere gli schemi!

Guardare e osservare i nostri pensieri da un’altra dimensione, un’altra prospettiva, può essere la strada giusta per trovare elementi nuovi che ci facciano comprendere chi siamo e il perché di tante cose che facciamo.

Ma siamo sempre così presi nel nostro continuo fare che, tante volte, ci risulta difficile capire come uscire da questo loop.

C’è bisogno di fermarsi e, per usare le parole di Luigi Ghirri, “straniare gli oggetti, sottrarli alla catena degli abbinamenti consueti che ne schiacciano il senso e ritrovare in ciò che si vede il secondo livello, metaforico e mnemonico, capace di restituire alla vista e alla vita la capacità di volare e vedere lontano, oltre il visibile che è nascosto agli occhi“.

Quando ho scoperto il potere delle immagini nel coaching ho trovato un mezzo potentissimo capace di entrare in questo ascolto attivo e libero dai rumori assordanti che ci circondano.

La macchina fotografica, o semplicemente uno smartphone, possono diventare nelle nostre mani uno strumento capace di connetterci con la parte di noi più profonda, quella che ha difficoltà ad esprimersi con le parole e ha bisogno di trovare uno spazio di ascolto e di accoglienza per emergere, in tutta la sua purezza, delicatezza e fragilità.

Si parte così con un percorso di coaching che utilizza le immagini per aprire le porte alla vulnerabilità e far entrare la luce che da forma alla nostra essenza o, come mi piace definirla,

ANIMA

Per capire chi siamo dobbiamo imparare a guardarci dentro, farlo liberandoci di tutti i condizionamenti che non ci permettono di conoscerci in profondità, qual è la nostra identità e perché siamo venuti al mondo.

Abbiamo tutti uno scopo.

Ma come facciamo a trovarlo?

Di certo non si può comprare e non c’é nessuno che può darci la risposta.

Tutto parte da noi.

Ecco perché è importante seguire un percorso che ci porti alla conoscenza e comprensione di cosa sia necessario fare per raggiugerla.

Il coach diventa un facilitatore di un processo meraviglioso che invita alla scoperta di uno spazio dove ci siamo noi, nel silenzio che permette all’anima di uscire allo scoperto, senza paura.

Senza paura di vedere anche quello che non ci piace, quello che fa male, lontani dalle maschere che abbiamo creato per difenderci da tutto, tutti e soprattutto da noi stessi.

Un lavoro per raccontare chi siamo e farlo attraverso la parte più potente che abbiamo, l’intuito, anche perché, se lasciassimo solo alla mente l’opportunità di descriverci, di sicuro racconterebbe con facilità molte bugie.

“L’autobiografia è una menzogna ben congegnata”

Lalla Romano

È questo il motivo per cui, in un percorso di definizione della propria identità attraverso il coaching, le immagini aiutano a svelare chi siamo, evitando il condizionamento di schemi e stereotipi che tante volte ci sono totalmente estranei.

Ma io non so fotografare!

Ecco, questa è la prima cosa che mi sento dire quando propongo il photocoaching ed è realmente il primo contatto con la nostra paura di non essere capaci, di non averlo mai fatto prima, di paragonarci con gli altri e ancora… di giudicarci.

Invece è proprio da qui che iniziamo ad entrare in contatto con noi stessi ed è attraverso le immagini che ci permettiamo di essere quello che vogliamo, un fiore, un albero, una bottiglia.

Qualsiasi cosa capace di attrarre la nostra attenzione ci parla di noi e, in un processo di ricerca libera, racconta di noi offrendoci la possibilità di riconoscerci.

“La foto viene utilizzata come medium privilegiato tra immaginazione e parola, tra vero e somigliante”

E poi cosa succede?

F. racconta il risultato di un suo percorso di coaching con le foto e le sue parole mi riempiono di gioia per il suo traguardo, che rappresenta l’inizio di un nuovo e luminoso ciclo di vita.

“Questo lavoro con le foto è stato davvero potente.

Da che non riuscivo a trovare la strada di casa di ritorno, quel famoso martedì, a che sono guarita definitivamente da un fastidioso ronzio all’orecchio sinistro che non mi permetteva di sentire bene e alterava voci e suoni… Quando ho completato il mio processo il malessere è passato.

Incredibile!

Scusa la mia risposta tardiva rispetto alla foto che voleva comunicarmi qualcosa che forse non volevo ascoltare e/o vedere.

L’ho lasciata in bella vista e ho aspettato… mi sono data il tempo di integrare quello che ho appreso con te in questo percorso e di aggiungere altro che andava a chiudere definitivamente un ciclo di vita passato.

Non avrei mai immaginato che quella foto tirasse fuori tanta roba e…

Benvenuta!

Direi che ha fatto di tutto per farsi notare quel giorno con te.

Ti ricordi quando parlavo della forza espressiva dell’ossimoro? Ecco questa foto rappresenta proprio questo! Tutto il mio vissuto e la forza d’animo che ho sviluppato attraverso la sofferenza:

la sintesi di ciò che sono.

E c’è voluto del tempo per capire tutto ciò.

Ho lasciato che la foto continuasse a parlarmi, a dirmi cose di me e, molto spesso, l’unica cosa che mi colpiva era questo verde del prato così brillante che segnava quasi un confine netto con la casa…

Eppure rispetto alla casetta in rovina che tanto mi aveva attratto, e che continuava ad avere un che di inquietante, c’era del bello, del mistico quasi…

Quando la contemplavo anzichè limitarmi a guardarla è uscita fuori tutta questa roba:

  • Abbandono
  • Trascuratezza
  • Pienezza
  • Vuoto
  • Bellezza
  • Tristezza
  • Famiglia
  • Perdono
  • Casa
  • Radici
  • Libertà
  • Autenticità
  • Ritorno 
  • Passato
  • Ramificazioni
  • Occhi

La sintesi di tutto ciò rispetto al processo che ho fatto con massicce dosi di Perdono è stata:

Sono Amore e Mi permetto e scelgo!

È finito il tempo del sacrificio e dell’altrui compiacimento.”

Per F. in questa sintesi di un percorso durato tre mesi c’é la consapevolezza e la chiarezza di chi è e di come vuole agire per esprimere tutti i suoi talenti. Le foto continueranno a dirle ancora qualcosa e a lasciare che in tutto ciò che fa fluisca la sua energia.

“Ogni accadimento psichico è un’immagine ed un immaginare, e queste immagini sono reali come tu sei reale.”

Carl Gustav Jung

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Quanto vale averlo risolto prima tu?

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